• Abbiamo rivisto al ribasso le nostre previsioni di crescita economica negli Stati Uniti e in Cina e riconsiderato le nostre opinioni sull'inflazione e sulla politica monetaria nell'area euro.
  • Quest'anno probabilmente queste economie non andranno in recessione, ma assisteremo a una crescita più lenta in futuro.
  • In una situazione d'incertezza gli investitori dovrebbero mantenere le prospettive, non tener conto del "rumore" quotidiano, rimanere concentrati sui loro obiettivi e adottare una mentalità di lungo periodo.

 

Di Andrew Patterson, Senior International Economist di Vanguard.

Alla luce dei rapidi cambiamenti avvenuti fino ad oggi in questo 2022, abbiamo rivisto al ribasso le nostre previsioni di crescita economica negli Stati Uniti e in Cina e riconsiderato il nostro punto di vista sull'inflazione e sulla politica monetaria nell'area euro.

Riteniamo che  con ogni probabilità queste economie non andranno in recessione quest'anno, ma assisteremo a una crescita più lenta in futuro a causa di moltissimi fattori. Le nostre previsioni sulla politica della Federal Reserve restano invariate.

Stati Uniti: crescita più lenta ma costante

Abbiamo rivisto le nostre previsioni di crescita del PIL statunitense per l'intero anno a circa il 2%, dal 3,5% circa d'inizio anno1.

Alla base della decisione ci sono tre fattori che  riteniamo persisteranno persisteranno per il resto del 2022:

  • Le condizioni finanziarie si sono inasprite fino a raggiungere un livello che andrà a limitare la crescita. La maggior parte dell'inasprimento si è avuta attraverso l'aumento dei tassi sui prestiti, ma ha contribuito anche il calo dei mercati azionari. Riteniamo che le condizioni si siano inasprite molto di più rispetto a quelli che il mercato ritiene attualmente saranno i futuri aumenti del tasso di riferimento principale dei fondi federali della Federal Reserve. L'aumento dei tassi potrebbe addirittura superare il tasso neutrale (che si ha quando il tasso d'interesse principale della Fed non stimola né limita l'economia), che attualmente si attesta attorno al 2,5%.
  • I redditi non reggono il passo dell'inflazione, il che rappresenta un freno a quelli che sono stati i solidi fondamentali per i consumatori. Riteniamo che la crescita dei salari rimarrà elevata, ma continuerà a segnare il passo rispetto all'inflazione headline (che tiene conto degli effetti della volatilità dei prezzi dei generi alimentari e dell'energia) e raggiungerà i livelli dell'inflazione core (che non tiene conto dei suddetti parametri) soltanto verso la fine del 2022.
  • Le previsioni per la domanda estera sono peggiorate. La guerra in Ucraina sta danneggiando le economie europee e i persistenti focolai di Covid-19 hanno fatto calare la crescita in Cina decisamente al di sotto di quella tendenziale. Prevediamo pertanto che la bilancia commerciale degli Stati Uniti si troverà sotto pressione. La contrazione dell'1,5% del PIL statunitense nel primo trimestre è in gran parte riconducibile a una riduzione della bilancia commerciale, dal momento che le esportazioni sono diminuite e le importazioni aumentate2. Il semplice dato numerico del calo inatteso del PIL statunitense nel primo trimestre esercita una pressione al ribasso sul PIL dell'intero anno.

Stiamo quindi rivedendo al ribasso le nostre aspettative di crescita degli Stati Uniti, il che non comporta variazioni sostanziali delle nostre opinioni sul mercato del lavoro o sull'inflazione nel paese. Una crescita più moderata impedirà al tasso di disoccupazione di scendere al di sotto del 3% nel breve termine, mentre l'elevata domanda di lavoro dovrebbe normalizzarsi più rapidamente.

Continuiamo a prevedere che l'inflazione rimarrà elevata ma in calo, sostenuta da una domanda sana, da un mercato del lavoro tirato e da limitazioni all'offerta che si protrarranno per tutto l'anno. I prezzi costantemente elevati dei prodotti energetici si sono rivelati essere un ulteriore fattore di rischio, che terremo attentamente sotto controllo.

Anche il tasso di crescita non comporta cambiamenti nella nostra opinione sulla politica monetaria della Fed per la parte restante del 2022. Vanguard prevede che il tasso dei fondi federali aumenterà di altri 100-150 punti base (pb), oltre all'aumento di 75 pb allo 0,75-1,0% d'inizio anno.

I rialzi dei tassi si accompagneranno a una costante riduzione del bilancio della Fed, un'inversione di tendenza rispetto al quantitative easing degli anni precedenti.

Europa: l'inflazione alle stelle significa tassi d'interesse ancora più alti

La situazione è leggermente diversa nell'area euro. I nostri economisti in Europa ritengono che nel 2022 vi saranno più rialzi dei tassi d'interesse rispetto a quanto originariamente previsto. La Banca Centrale Europea (BCE) è ora più concentrata sulla lotta all'inflazione, che sta raggiungendo valori a doppia cifra su base annua da un trimestre all'altro.

Una situazione europea in divenire:

  • L'Europa sta rallentando, ma non dovrebbe entrare in recessione, a meno che non finiscano le importazioni di gas naturale russo. La crescita dell'area euro si attesterà probabilmente attorno al 2,5%, un dato inferiore alle previsioni di Vanguard d'inizio anno, che erano di circa il 4%. È improbabile che si entri in recessione in questo anno solare, a meno che non si verifichi una brusca interruzione delle importazioni di gas russo.
  • L'inflazione annualizzata dei prezzi al consumo è superiore al 15% su base trimestrale. Vanguard ha rivisto al rialzo le previsioni d'inflazione per l'intero anno, a una media del 7,5-8%, rispetto alla precedente previsione del 6,5-7%. I forti aumenti dei prezzi dei generi alimentari e dei prodotti energetici sono quelli che hanno maggiormente spinto l'inflazione al rialzo, anche se l'aumento ha riguardato tutti i settori, soprattutto i servizi.
  • La BCE ha preso atto del cambiamento delle dinamiche. I principali funzionari hanno fatto capire di essere più favorevoli a una politica aggressiva di aumento dei tassi.
  • Attualmente prevediamo un aumento dei tassi da 100 a 125 pb nel 2022, superiore alla nostra precedente previsione di 50 pb. Di conseguenza ci aspettiamo che il tasso di deposito di riferimento della BCE diventi positivo per la prima volta dal 2011 e che chiuda l'anno in un intervallo compreso tra lo 0,5 e lo 0,75%.
  • Prevediamo che il tasso di riferimento si collocherà al di sopra di quello neutrale (circa l'1,5%) entro la metà del prossimo anno e che salirà al 2,5% entro la fine del 2023. Si tratta di un valore di circa 50 pb superiore a quello attualmente considerato dal mercato obbligazionario.

Cina: l'obiettivo di crescita per il 2022 difficilmente potrà essere raggiunto

Per il 2022 prevediamo un tasso di crescita cinese di poco superiore al 3%, un dato inferiore a quelle che erano le aspettative generalizzate e decisamente più basso rispetto all'obiettivo del governo centrale, che era di circa il 5,5%. Ovviamente si tratta ancora di un tasso di crescita sano, ma per la Cina sarà come una recessione rispetto a quello a cui ci aveva abituati.

I fattori che hanno determinato la revisione al ribasso:

  • La politica "zero Covid" messa in atto dalla Cina ha avuto conseguenze significative. Gli indicatori economici si sono rivelati più deboli del previsto nel secondo trimestre, a causa delle chiusure dovute al Covid-19. È un elemento che peserà sulle previsioni per l'intero anno. Tuttavia prevediamo che a maggio si sia toccato il punto più basso.
  • Non aspettatevi comunque una ripresa come quella del 2021. Anche se la Cina dovrebbe riprendersi nella seconda metà del 2022, il ritmo non sarà neanche lontanamente paragonabile a quello della seconda metà dello scorso anno. Ci sono troppi ostacoli a controbilanciare le misure di stimolo previste.
  • Non si possono escludere ulteriori recrudescenze del Covid. Un aspetto che mette ancora più pressione è la politica cinese "zero Covid", che continua ad essere applicata, e che farà sì che eventuali focolai futuri possano frenare l'attività economica.

Le nostre previsioni riviste per l'intero anno consistono in una revisione al ribasso rispetto al 5% previsto a inizio anno. Un dato inferiore anche a quelle che sono le aspettative generalizzate, che vanno in genere dal 4 al 5%.

Effetti sull'economia globale e politiche monetarie della Fed

Benché una recessione globale sia improbabile, la situazione è in evoluzione e la Federal Reserve osserverà con attenzione gli indicatori al momento di definire la futura politica monetaria. Il grafico riguarda la modellizzazione di Vanguard sull'aggressività della banca centrale statunitense nell'aumentare i tassi d'interesse a seconda delle diverse situazioni.

Il tasso dei fondi federali in determinate situazioni

Note: Il grafico descrive l'andamento al rialzo dei tassi della Fed in ogni situazione presentata. Le previsioni sono ottenute da stime del modello Vanguard. Una combinazione di stime del modello e di analisi soggettive viene utilizzata per stimare il tasso terminale e la tempistica delle previsioni in ogni situazione.

Fonti: Stime del modello Vanguard basate su dati Refinitiv, Moody's e Bloomberg.

 

La Fed deve trovare un equilibrio tra il contenimento dell'inflazione e l'attenuazione delle pressioni di un mercato del lavoro teso. Gli sviluppi che pesano sull'attività economica potrebbero indurre la Fed a rallentare il ritmo dei rialzi dei tassi. 

Come la Fed, anche Vanguard seguirà da vicino questa situazione in continua evoluzione.

Rivediamo sempre le nostre opinioni in qualsiasi situazione economica. Ma il fatto che stiamo rivedendo così tante delle nostre prospettive globali è indice dell'incertezza che caratterizza la situazione odierna, considerati i rischi legati alla geopolitica, alle politiche e alle catene di fornitura.

 

1 Misurato su una base di variazione percentuale 4°T/4°T.

2 Le importazioni sono sottratte dal PIL perché riflettono beni prodotti al di fuori degli Stati Uniti.

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