Qian Wang, chief economist di Vanguard Asia-Pacific

Quest’anno i Cinesi sono tornati a frequentare i cinema in modo massiccioin occasione del Capodanno lunare. Rispetto al 2019, gli incassi al botteghino sono aumentati di un terzo nel momento culminante delle festività per il nuovo anno. Queste cifre da record sono state registrate nonostante le limitazioni della capacità al 75% imposte per contrastare una recente risalita dei contagi di Covid-19.

La vita di tutti i giorni è tornata in larga misura alla normalità in Cina, il primo paese ad essere stato colpito dal coronavirus. Dopo essere riuscita a contenere la diffusione del virus e le sue ricadute meglio di altri paesi fra quelli con le economie più avanzate, la Cina potrebbe limitare gli interventi di politica fiscale e monetaria a sostegno dell’economia rispetto ad altri paesi.

I politici e la banca centrale cinese, che già prima della pandemia erano alle prese con l’esigenza di bilanciare la crescita del paese con la stabilità finanziaria, si trovano a dover affrontare la sfida del riadeguamento delle politiche fiscali e monetariea condizioni più normali. Trattandosi del primo paese ad essere uscito dalla pandemia, con un tasso di crescita che ha ripreso l’andamento che aveva prima della pandemia nel quarto trimestre del 2020, le decisioni dei politici cinesi sono sotto i riflettori.

Gli incassi al botteghino sono l’evidente testimonianza di una domanda che emerge da una fase di depressione

Note: In figura è rappresentata la media degli incassi al botteghino in Cina di sette giorni consecutivi. T indica il Capodanno lunare, che quest’anno cadeva il 12 febbraio. I numeri associati rappresentano il numero di giorni prima e dopo il Capodanno lunare. Dati al 20 febbraio 2021.

Fonte: Wind Economic Database.

Gli incassi al botteghino sono una dimostrazione più che evidente di una domanda in recupero. Ma anche altri indicatori “ad alta frequenza”, come quelli che misurano i volumi di spedizione di container e la congestione del traffico locale, fanno pensare ad un’economia che è tornata in larga misura alla normalità. La crescita del 6,5% del PIL cinese nel quarto trimestre 2020 è risultata superiore a quella che tutti gli economisti si aspettavano.

Anche se le chiusure dovute al Covid-19 hanno interrotto il più importante periodo di festività cinesi per il secondo anno consecutivo, quest’anno le conseguenze economiche sono state decisamente meno gravi rispetto a quelle del 2020. Mentre lo scorso anno le chiusure erano generalizzate a livello nazionale, quelle di quest’anno - che sono andate da fine dicembre 2020 al 22 febbraio 2021 - hanno riguardato regioni che rappresentano solo il 4% del PIL cinese.

L’anno scorso le chiusure sono avvenute in un periodo che ha impedito agli abitanti di tornare dai villaggi di origine, con conseguenti ritardi nella ripresa della produzione industriale al termine delle festività. Quest’anno invece le chiusure si sono avute prima del periodo degli spostamenti per le vacanze, per cui i lavoratori sono rimasti nelle città, il che ha consentito di riprendere l’attività industriale prima del solito. La conseguente maggiore capacità produttiva nel settore industriale e in quello delle costruzioni potrebbe compensare alcune delle debolezze che si sono venute a creare nel settore dei consumi e in quello dei servizi.

Alcuni collaboratori di Vanguard hanno recentemente scritto come la politica monetaria e fiscale resti un elemento trainante nella maggior parte delle economie dei paesi sviluppati, dove i politici si prefiggono di sostenere la ripresa economica e mantenere bloccate le aspettative dell’inflazione, mentre in Cina la normalizzazione politica post-pandemia costituisce un ostacolo.

Per il 2021 prevediamo un rallentamento della crescita del credito, una diminuzione del numero delle emissioni di titoli di stato e una riduzione del deficit di bilancio. Il punto non è più se e quando la Banca Popolare Cinese normalizzerà la politica monetaria, ma il ritmo e l’entità della normalizzazione. Ci aspettiamo che la stretta sarà graduale e che dipenderà dall’andamento dell'economia. Avremo un quadro più preciso della situazione quando verrà pubblicata il 15 marzo la prima serie dei principali dati economici del 2021.

La Cina, che è al tempo stesso un mercato emergente e una potenza economica globale, si trova costantemente a dover affrontare la sfida di dover bilanciare la stabilità della crescita e quella finanziaria. Tra le preoccupazioni figurano il crescente indebitamento e le bolle del mercato dell’edilizia residenziale.

La Cina deve inoltre trovare il giusto equilibrio tra la stabilità finanziaria a breve termine e quella a medio termine. Si tratta di una sfida che la Cina ha in comune coi  mercati sviluppati. Una normalizzazione fiscale e monetaria troppo aggressiva o non comunicata in modo corretto potrebbe provocare contraccolpi immediati sul sistema finanziario. Si tratta di una situazione già vista in Cina nel mese di gennaio con una contrazione della liquidità interbancaria e tensioni sul mercato del credito nel secondo semestre del 2020.

Per gestire la ripresa dalla crisi economica senza precedenti dovuta al Covid-19 i politici e banchieri centrali cinesi e quelli degli altri paesi dovranno dare un senso a dati che cambiano in continuazione e che in alcuni casi daranno indicazioni di segno contrapposto. Per evitare un’inutile volatilità dei mercati che a sua volta potrebbe pregiudicare la crescita economica, i politici dovranno comunicare con i mercati in modo efficace e attenersi a precisi copioni.

 

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