• L’economia americana si conferma robusta e ci si continua a interrogare sulla tempistica di potenziali tagli dei tassi ufficiali. 
  • L’economia dell’Area Euro è stata fiacca nel quarto trimestre dello scorso anno ma ha evitato la recessione. 
  • Il Regno Unito ha invece registrato il secondo trimestre consecutivo di crescita negativa ed è dunque scivolato in recessione tecnica nel quarto trimestre del 2023.  
  • L’ulteriore calo dei prezzi in Cina segnala che potrebbe servire maggiore stimolo alla crescita da parte delle autorità. 

I mercati globali continuano a presentare un quadro misto sul versante economico. Negli Stati Uniti, i consumi vivaci e la crescita dei salari continuano a non mostrare segni di debolezza che invece si riscontra per l’economia dell’Area Euro e del Regno Unito dove la crescita resta prossima allo zero o negativa.

Gli ultimi dati degli Stati Uniti gettano interrogativi sulla tempistica di potenziali tagli dei tassi ufficiali in quanto la crescita tuttora vigorosa potrebbe mettere a rischio i progressi compiuti nella lotta contro l’inflazione.  

Stati Uniti – Gli ultimi dati sulla crescita economica e sul mercato del lavoro segnalano che l’economia americana si conferma robusta e ci si continua a interrogare sulla tempistica dei potenziali tagli dei tassi ufficiali. Proseguono i progressi nella battaglia contro l’inflazione, tuttavia noi di Vanguard non abbassiamo la guardia a fronte dei rischi che una crescita dei salari ancora energica pone per gli indici dei prezzi. 

L’economia americana a gennaio ha registrato 353.000 nuovi occupati, quasi il doppio delle stime di consenso, e il tasso di disoccupazione è rimasto invariato al 3,7%. I salari sono cresciuti su base annualizzata di oltre il 4% negli ultimi tre mesi. Un tale vigore non desta preoccupazione nell’immediato, tuttavia i rischi di una nuova fiammata dell’inflazione potrebbero aumentare qualora la crescita salariale non si moderasse entro la seconda metà dell’anno.

Gli ultimi dati pubblicati indicano una crescita annualizzata del PIL degli Stati Uniti del 3,3% nel quarto trimestre, inferiore rispetto al 4,9% registrato nel terzo trimestre ma ben superiore alle aspettative e a cui i consumi privati hanno contribuito per quasi tre quinti. La crescita del PIL sull’intero 2023 è stata in media del 2,5% su base annua e per il 2024 prevediamo si attesti tra 0,25% e lo 0,75%. 

La Federal Reserve (Fed) ha lasciato invariato il tasso sui federal fund nell’intervallo del 5,25%–5,5% alla riunione del comitato di politica monetaria del 31 gennaio di quest’anno e, sottolineando di voler attendere per avere ulteriori rassicurazioni che l’inflazione si diriga in modo persistente verso l’obiettivo del 2%, ha in sostanza tolto dal tavolo l’ipotesi di un taglio dei tassi a marzo.

L’inflazione di fondo, che esclude i prezzi volatili di alimentari ed energia, a gennaio è salita dello 0,4% rispetto al dato di dicembre, registrando il maggiore aumento da otto mesi1 e attestandosi al 3,9% su base annua. Tuttavia, l’inflazione di fondo per il PCE, l’indice dei prezzi prediletto dalla Fed per le sue valutazioni, ha rallentato al 2,9% su base annua a dicembre dal 3,2% di novembre e il dato annualizzato degli ultimi tre mesi, che è un termometro della tendenza più recente, si è attestato all’1,5%. 

Area Euro – Alla luce del moderarsi sia dell’inflazione che della crescita dei salari, abbiamo rivisto le nostre previsioni sui tassi ufficiali stabiliti dalla Banca centrale europea (BCE). Allo stato attuale ci aspettiamo che la BCE abbassi il tasso sui depositi di 100 - 150 punti base, ovvero di 1-1,5 punti percentuali, nel 2024 per portarlo in un range del 2,5%–3% per fine anno e dunque una riduzione superiore rispetto ai 75 punti base che avevamo indicato nell’Outlook economico e di mercato di Vanguard per il 2024.   

Crediamo che la BCE cercherà conferma nei dati dell’inflazione e dei salari del primo trimestre di poter riportare l’inflazione sull’obiettivo del 2% in modo sostenibile, il che le consentirebbe di avviare il ciclo di tagli con annuncio alla riunione del 6 giugno e possibile riduzione di 25 punti base in ciascuna delle successive cinque riunioni di politica monetaria dell’anno.

La BCE ha mantenuto invariato il tasso sui depositi al 4% alla riunione di politica monetaria del 25 gennaio e non ha modificato i messaggi principali rispetto a quanto comunicato in occasione della precedente riunione di dicembre segnalando di volere scoraggiare le aspettative dei mercati di un suo taglio dei tassi già a marzo. 

Le ultime stime Eurostat indicano progressi nella discesa dell’inflazione complessiva che a gennaio si è attestata al 2,8% su base annua. L’inflazione di fondo, che esclude i prezzi volatili degli alimentari, dell’energia, degli alcolici e dei tabacchi, ha registrato un lieve calo dal 3,4% di dicembre al 3,3% di gennaio, su base annua. Alla luce degli sviluppi positivi sul fronte dell’inflazione e del moderarsi delle pressioni salariali ci aspettiamo il raggiungimento dell’obiettivo della BCE entro settembre 2024 per l’inflazione complessiva ed entro dicembre di quest’anno per quella di fondo.  

Le stime sul PIL indicano che l’economia dell’Area Euro è rimasta fiacca nel quarto trimestre dello scorso anno ma ha evitato la recessione tecnica2. Continuiamo a prevedere che un’eventuale recessione sarà lieve. 

Non crediamo che l’Area Euro possa cavarsela con una riduzione dell’inflazione indolore. Prevediamo indebolimento del mercato del lavoro con il rallentamento dell’attività economica al di sotto del suo potenziale a fronte di politiche restrittive sia sul versante monetario che su quello fiscale. Il tasso di disoccupazione è rimasto invariato al 6,4% a dicembre e ci aspettiamo che aumenti al 7%–7,5% nel 2024, oltre le stime di consenso.

Regno Unito – Stando agli ultimi dati sul PIL del quarto trimestre, pubblicati lo scorso 15 febbraio, l’economia britannica è caduta in recessione nella seconda metà del 2023. Il PIL infatti si è contratto dello 0,3% nel quarto trimestre, registrando il secondo trimestre consecutivo di crescita negativa dopo la contrazione dello 0,1% del trimestre precedente ed entrando dunque in recessione tecnica. Gli indicatori tuttavia segnalano il possibile ritorno a una modesta crescita positiva intorno allo 0,1%–0,3% per il primo trimestre di quest’anno. Sull’intero 2024 prevediamo una crescita del PIL inferiore al tendenziale e in un range dello 0,5%–1% per effetto delle politiche restrittive sia sul versante monetario che su quello fiscale. 

La Bank of England (BOE) ha mantenuto invariato il tasso ufficiale al 5,25% per la quarta volta consecutiva alla riunione di politica monetaria del 1° febbraio ed è sembrata volere respingere le aspettative di mercato di un taglio dei tassi a partire da giugno.  Nel nostro scenario di base prevediamo la prima riduzione dei tassi ad agosto, per un totale di 100 punti base, ovvero 1 punto percentuale, nel 2024.

L’inflazione complessiva è rimasta stabile al 4,0% a gennaio, invariata rispetto a dicembre, su base annua, secondo le rilevazioni dell’istituto nazionale di statistica del Regno Unito (ONS). L’inflazione di fondo, che esclude i prezzi volatili degli alimentari, dell’energia, degli alcolici e dei tabacchi, si è attestata al 5,1% a gennaio su base annua, anch’essa invariata rispetto al dato di dicembre. Abbiamo rivisto al ribasso la nostra previsione per l’inflazione di fondo a fine 2024 dal 2,8% al 2,6%.

I dati dell’ONS indicano che il tasso di disoccupazione è sceso al 3,8% nel periodo di tre mesi da ottobre a dicembre, in calo dal dato rivisto al 3,9% del precedente periodo mobile di tre mesi. Prevediamo un aumento del tasso di disoccupazione al 4,5%–5% nel corso del 2024 a fronte delle politiche restrittive sul fronte sia monetario che fiscale.

Cina – Le vendite immobiliari e di automobili nonché gli indici dei responsabili degli acquisti segnalano che la crescita economica debole si sta protraendo anche nel nuovo anno in Cina. La crisi del settore immobiliare è un freno per l’economia e la domanda privata nonché la fiducia delle imprese restano sottotono.

Il governo del Dragone ha risposto con misure di stimolo ampie e incrementali che forniscono sostegno, tra gli altri, per il settore immobiliare in affanno e per i mercati azionari. Non prevediamo tuttavia uno stimolo di vasta scala come quello operato in Cina durante la crisi finanziaria globale. 

Con la crescita al di sotto del suo potenziale e le protratte pressioni deflazionistiche, potrebbe essere necessario un supporto più tangibile e risoluto da parte delle autorità per raggiungere l’obiettivo di crescita fissato “intorno al 5%”.

I dati dell’istituto nazionale di statistica cinese pubblicati l’8 febbraio indicano ancora calo dei prezzi al consumo nel paese del Dragone a gennaio, con una flessione dello 0,8% su base annua che è la più consistente dal 2008. Continuiamo a prevedere un aumento dei prezzi al consumo dell’1%–1,5% nel 2024. 

Le misure di sostegno alla crescita potrebbero contribuire a esercitare uno stimolo sui prezzi ma ci aspettiamo che un’eventuale reflazione sia modesta e inferiore all’obiettivo d’inflazione del 3% della banca centrale cinese.  Ci aspettiamo che per ridurre le pressioni deflazionistiche, la banca centrale del Dragone abbassi il tasso di riferimento dal 2,5% al 2,2% nel 2024 e riduca anche i coefficienti dei requisiti di riserva per le banche.

Quanto precede riflette le opinioni del team di esperti in materia di economia e mercati globali di Vanguard Investment Strategy Group (ISG) al 18 gennaio 2024.

Prospettive di rendimento per le classi di attivo

Le previsioni di rendimento annualizzato a 10 anni di Vanguard per le varie classi di attivo sono state aggiornate sulla scorta delle ultime elaborazioni del Vanguard Capital Markets Model® (VCMM) sulla base dei dati al 31 dicembre 2023.

Le nostre proiezioni di rendimento nominale annualizzate a 10 anni espresse in valuta locale per gli investitori sono le seguenti3.


1 Per l’indice dei prezzi al consumo (indice CPI). 

2 Si ha recessione tecnica quando si registra una contrazione del PIL per due trimestri consecutivi.

3 I dati sono basati su un intervallo di 2 punti intorno al 50° percentile della distribuzione dei risultati di rendimento per l’azionario e su un intervallo di 1 punto intorno al 50° percentile per l’obbligazionario. I numeri tra parentesi riflettono la volatilità mediana. 

Webinar

Webinar: Outlook economico e di mercato di Vanguard per il 2024

I nostri più importanti economisti illustreranno le prospettive per la crescita, l’inflazione e i mercati nonché le previsioni aggiornate per i rendimenti a 10 anni delle varie asset class.

Webinar

IMPORTANTE: le proiezioni e le altre informazioni generate Vanguard Capital Markets Model® sulla probabilità dei diversi risultati degli investimenti sono di natura ipotetica, non riflettono i risultati effettivi degli investimenti e non sono garanzia di risultati futuri. I risultati di rendimento ottenuti con il VCMM variano ogni volta che lo si utilizza e nel tempo. Le proiezioni elaborate con questo modello sono basate sull’analisi statistica dei dati storici e in futuro i rendimenti potrebbero comportarsi in modo diverso rispetto agli andamenti storici considerati dal VCMM, in particolare il VCMM potrebbe sottostimare scenari estremi negativi non osservati nel periodo storico su cui si basano le stime del modello.

Il Vanguard Capital Markets Model® è uno strumento di simulazione finanziaria proprietario, sviluppato e gestito da esperti di ricerca e consulenti qualificati di Vanguard. Il modello prevede le distribuzioni dei rendimenti futuri di una vasta gamma di classi di attivi. Tra le classi di attivi figurano i mercati azionari statunitensi e internazionali, buoni del tesoro statunitensi e mercati dei titoli societari obbligazionari con diverse scadenze, mercati obbligazionari internazionali, mercati monetari statunitensi, materie prime e alcune strategie d’investimento alternative. Il fondamento teorico ed empirico del Vanguard Capital Markets Model è che i rendimenti delle diverse classi di attivi rispecchiano la contropartita richiesta dagli investitori per assumersi diversi tipi di rischio sistematico (beta). Al centro del modello vi sono le stime del rapporto statistico dinamico tra fattori di rischio e rendimenti degli attivi, ottenute da analisi statistiche basate sui dati finanziari ed economici mensili disponibili a partire dagli inizi degli anni Sessanta del secolo scorso. Tramite un sistema di equazioni stimate, il modello applica un metodo di simulazione Monte Carlo per proiettare i rapporti stimati tra i fattori di rischio e le classi di attivi, come pure l'incertezza e la casualità nel tempo. Il modello produce un'ampia serie di risultati simulati per ogni classe di attivi su diversi orizzonti temporali. Le previsioni si ottengono attraverso misure di tendenza centrale in tali simulazioni. I risultati ottenuti con lo strumento variano ogni volta che lo si utilizza e nel tempo.

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