L’inflazione persistente vincola la politica monetaria
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Macro economia

L’inflazione persistente vincola la politica monetaria

Aggiornamento su economie e mercati: analisi delle dinamiche nelle varie regioni e prospettive di futuri rialzi dei tassi.

Punti chiave

  • Le banche centrali bilanciano i rischi di inflazione con quelli di rallentamento della crescita.
  • L’inflazione resta elevata per via dello shock energetico in Europa e delle pressioni nella componente dei servizi negli Stati Uniti.
  • Divergenze strutturali definiscono le dinamiche di crescita regionali.

Stati Uniti

La traiettoria dell’inflazione pone vincoli per la politica monetaria 

Giunti a metà dell’anno, le prospettive per l’economia americana restano costruttive a nostro giudizio, sostenute dallo straordinario vigore degli investimenti in IA da parte delle imprese, dalla creazione di occupazione a un ritmo più solido del previsto e da consumi che si confermano resilienti nonostante gli aumenti dei prezzi dell’energia e salari meno dinamici.

Ciò detto, sono riemerse pressioni sui prezzi e abbiamo aggiornato la nostra stima per l’inflazione core a fine anno portandola al di sopra del 3%. La revisione al rialzo è ascrivibile all’inflazione più ostinata nella componente dei servizi e a una serie di potenziali fattori di natura non ricorrente tra cui gli effetti della trasmissione dei dazi, gli aumenti dei prezzi dell’energia dovuti al conflitto in Medio Oriente nonché aspetti legati all’IA, probabilmente sovrastimati.

Continuiamo a ritenere il mercato del lavoro americano fondamentalmente solido. Prevediamo un rallentamento estivo nelle assunzioni con possibile spinta al rialzo del tasso di disoccupazione che tuttavia sull’orizzonte più lungo stimiamo si stabilizzi intorno al 4,5%.

In questo contesto, anche in presenza di un ventaglio di opinioni in merito all’inflazione e al mercato del lavoro all’interno del comitato di politica monetaria (FOMC), prevediamo che la Federal Reserve avrà scarso margine di manovra. Non ci aspettiamo più un taglio dei tassi nel 2026 e stimiamo che il tasso di politica monetaria si confermi all’interno del range attuale sino al 2027.

Previsioni economiche per gli Stati Uniti

Note: la crescita del PIL è definita come variazione del PIL reale (vale a dire al netto dell’inflazione) su base annua stimata nell’anno di previsione rispetto all’anno precedente. Il tasso di disoccupazione è quello stimato per dicembre 2026. L’inflazione di fondo esclude le componenti volatili rappresentate dai prezzi di alimentari ed energia ed è riferita alla variazione percentuale su base annua dell’indice PCE stimata per dicembre 2026. Il tasso di politica monetaria è riferito al valore centrale arrotondato dell’intervallo dei tassi sui fed fund fissato dalla Federal Reserve, stimato per fine anno.

Fonte: Vanguard.

Regno Unito 

I soft data orientano verso minori rialzi dei tassi

Il protrarsi dello shock energetico resta il principale fattore determinante per le prospettive del Regno Unito. L’economia poggia su basi solide con validi risultati nel primo trimestre che ci hanno indotto ultimamente a rivedere al rialzo la nostra stima di crescita del PIL all’1,1% e slancio positivo confermato sino agli inizi del secondo trimestre.

Tuttavia nella seconda metà dell’anno prevediamo un rallentamento per l’aggravio dei rincari dell’energia e dell’inasprimento delle condizioni finanziarie sull’attività economica. Le condizioni dovrebbero alleggerirsi nel corso del 2027, anno in cui stimiamo una crescita del PIL pari all’1,2% e ritorno della politica monetaria verso i livelli attuali dopo la lieve stretta che ci aspettiamo più avanti quest’anno.

Per via del conflitto in Medio Oriente i prezzi sono in accelerazione. Le aspettative di inflazione restano elevate vista la persistenza di livelli alti dei prezzi dal 2022 e ci sono evidenze di possibili trasferimenti ai consumatori degli aumenti dei costi di produzione delle imprese. Ciò detto, con un mercato del lavoro debole e segnali di cedimento dell’inflazione negli ultimi dati, la Bank of England potrebbe attuare una stretta minore rispetto ai due rialzi dei tassi stimati in precedenza.  

Le prospettive di politica fiscale dipenderanno molto dal prossimo Primo Ministro. Se fosse incline ad aumentare la spesa pubblica, sarebbe positivo per l’economia sul breve termine ma potrebbe comportare un netto inasprimento delle condizioni finanziare per le preoccupazioni di credibilità fiscale, il che peserebbe sulla crescita a medio termine. 

Previsioni economiche per il Regno Unito

Note: la crescita del PIL è definita come variazione del PIL reale (vale a dire al netto dell’inflazione) su base annua stimata nell’anno di previsione rispetto all’anno precedente. Il tasso di disoccupazione è quello stimato per dicembre 2026. L’inflazione di fondo esclude le componenti volatili rappresentate dai prezzi di alimentari, energia, alcolici e tabacchi, ed è riferita alla variazione percentuale su base annua dell’Indice dei prezzi al consumo (CPI), stimata per dicembre 2026. Il tasso di politica monetaria è il tasso bancario (bank rate) fissato dalla Bank of England stimato per fine anno. 

Fonte: Vanguard.

Area Euro

BCE prevista operare due rialzi dei tassi quest’anno alla luce delle preoccupazioni sull’inflazione 

La nostra stima sulle prospettive dell’Area Euro è incentrata sulla politica fiscale espansiva della Germania e sull’elevata esposizione del continente al conflitto in Medio Oriente. I primi indicatori segnalano perdita di slancio, con calo della crescita nel primo trimestre e dati delle indagini che indicano debolezza nel settore dei servizi.

Rispetto alle previsioni di inizio anno, abbiamo rivisto la nostra stima di crescita del PIL nel 2026 dall’1,2% allo 0,8% come riflesso del freno esercitato sull’economia dagli aumenti dei prezzi dell’energia e dalle problematiche sul fronte degli scambi commerciali. Prevediamo crescita in aumento all’1,3% nel 2027 con l’attenuarsi degli effetti dello shock energetico e l’accelerazione degli investimenti da parte della Germania.

I dati stanno cominciando a rivelare il vero impatto del conflitto in Medio Oriente. I costi di produzione stanno crescendo con velocità e le filiere affrontano difficoltà. Non prevediamo tuttavia ulteriori effetti significativi sull’inflazione dal fronte dei salari o della determinazione dei prezzi al di là di quelli diretti derivanti dallo shock energetico.

Prevediamo che la Banca Centrale Europea (BCE) opererà due tagli dei tassi quest’anno. Il Consiglio direttivo dell’istituto di Francoforte ha sottolineato l’importanza di un approccio volto alla gestione del rischio per contrastare rischi di inflazione a lungo termine derivanti dal conflitto mediorientale. Con il venir meno dello shock ci aspettiamo normalizzazione della politica monetaria con due tagli dei tassi nel 2027.

Previsioni economiche per l’Area Euro 

Note: la crescita del PIL è definita come variazione del PIL reale (vale a dire al netto dell’inflazione) su base annua stimata nell’anno di previsione rispetto all’anno precedente. Il tasso di disoccupazione è quello stimato per dicembre 2026. L’inflazione di fondo esclude le componenti volatili rappresentate dai prezzi di energia, alimentari, alcolici e tabacchi, ed è riferita alla variazione percentuale su base annua dell’Indice armonizzato dei prezzi al consumo, stimata per dicembre 2026. Il tasso di politica monetaria è il tasso sui depositi fissato dalla BCE, stimato per fine anno. 

Fonte: Vanguard.

Giappone

Orientamento al rialzo dei tassi, in base ai dati economici e sul fronte geopolitico 

Nonostante l’accresciuta incertezza per via del conflitto in Medio Oriente, il dato del PIL del primo trimestre del Paese del Sol Levante ha superato nettamente le aspettative, grazie principalmente al sostegno delle esportazioni e dei consumi. Al contempo, gli investimenti in conto capitale si mantengono saldi, sostenuti dai solidi utili delle imprese e dalla domanda di soluzioni per ridurre l’intensità di forza lavoro. I robusti risultati del primo trimestre tuttavia non riflettono pienamente l’impatto del conflitto in Medio Oriente, i rincari dei prezzi dell’energia verosimilmente graveranno sui consumi e sugli investimenti.

Al di là di questo, il ciclo espansivo dell’IA e le misure di sostegno compenseranno in parte il freno esercitato sulla crescita dalle problematiche sul fronte dell’energia. Anche se l’inflazione ha nettamente rallentato ad aprile, in parte per gli interventi da parte delle autorità come i controlli sui prezzi dei generi alimentari, ci aspettiamo che gli effetti degli aumenti dei prezzi del petrolio e della debolezza dello yen emergano gradualmente esercitando pressioni al rialzo.

Come evidenziato dalla banca centrale giapponese (BoJ), le imprese adesso sembrano più inclini a trasferire ai prezzi gli aumenti dei costi. Ci aspettiamo di conseguenza che l’inflazione core si attesti al di sopra del 2%.

Nel contesto di crescita sostenuta dei salari, la banca centrale prepara il terreno per un graduale ritorno alla politica monetaria restrittiva quest’anno. Continuiamo ad attenderci due ulteriori rialzi dei tassi entro fine 2026, che porterebbero il tasso di politica monetaria all’1,25%. La tempistica dipenderà dai dati, in particolare quelli sull’inflazione, sui salari e sull’attività economica, nonché dalla persistenza dello shock energetico.

Previsioni economiche per il Giappone

Note: la crescita del PIL è definita come variazione del PIL reale (vale a dire al netto dell’inflazione) su base annua stimata nell’anno di previsione rispetto all’anno precedente. Il tasso di disoccupazione è quello stimato per dicembre 2026. L’inflazione di fondo esclude le componenti volatili rappresentate dai prezzi degli alimentari freschi, ed è riferita alla variazione percentuale su base annua dell’indice dei prezzi al consumo del Paese, stimata per dicembre 2026. Il tasso di politica monetaria è il tasso overnight fissato dalla Bank of Japan stimato per fine anno. 

Fonte: Vanguard.

Cina

Condizioni di sostegno alla crescita in un contesto di aumento degli squilibri 

L’economia cinese trova supporto da fonti sia relativamente nuove sia più tradizionali anche se gli squilibri sono aumentati. Il boom dell’IA e la transizione green forniscono sostegno strutturale al pari delle esportazioni che si confermano resilienti e sono cresciute di circa 15% nei primi quattro mesi del 2026. Relazioni più stabili con gli Stati Uniti dopo il recente vertice a Pechino dovrebbero continuare a sostenere le prospettive degli scambi con l’estero.

Gli squilibri di crescita si sono tuttavia accentuati, con slancio sul lato dell’offerta e investimenti che restano saldi mentre i consumi si sono indeboliti e il settore immobiliare è tuttora frenato. Una significativa svolta della domanda interna ancora non si vede, ostacolata da un mercato del lavoro che presenta fragilità, limitati interventi delle autorità per un ribilanciamento verso i consumi e l’aggiustamento ancora in corso nel settore immobiliare.

Mentre gli aumenti dei prezzi dell’energia, la crescita solida e il fragile miglioramento del mercato immobiliare stanno spingendo i prezzi a un lieve rimbalzo, il recente impulso alla reflazione manca di un motore robusto con il consolidarsi di un’economia a due velocità. Le pressioni esercitate dai prezzi dell’energia e persistenti tensioni nelle filiere degli approvvigionamenti stanno spingendo marginalmente al rialzo i costi di produzione, il che fornisce sostegno ai prezzi. Tuttavia la trasmissione ai prezzi al consumo resta limitata in ragione della debolezza della domanda delle famiglie.

Previsioni economiche per la Cina 

Note: la crescita del PIL è definita come variazione del PIL reale (vale a dire al netto dell’inflazione) su base annua stimata nell’anno di previsione rispetto all’anno precedente. Il tasso di disoccupazione è quello stimato per dicembre 2026. L’inflazione di fondo esclude le componenti volatili rappresentate dai prezzi degli alimentari e dell’energia, ed è riferita alla variazione percentuale su base annua dell’indice dei prezzi al consumo del Paese, stimata per dicembre 2026. Il tasso di politica monetaria è il tasso sui pronti contro termine a sette giorni fissato dalla banca centrale cinese, stimato per fine anno.

Fonte: Vanguard.

Prospettive di rendimento per le classi di attivo 

Le previsioni di rendimento annualizzato a 10 anni di Vanguard per le varie classi di attivo sono state aggiornate sulla scorta delle ultime elaborazioni del Vanguard Capital Markets Model® (VCMM) sulla base dei dati al 31 marzo 2026.

Le nostre proiezioni di rendimento nominale annualizzato a 10 anni, espresse in valuta locale per gli investitori sono le seguenti1:

Regno Unito (sterline)

Area Euro (euro)

Svizzera (franchi svizzeri)

1 I dati sono basati su un intervallo di 2 punti intorno al 50° percentile della distribuzione dei risultati di rendimento per l’azionario e su un intervallo di 1 punto intorno al 50° percentile per l’obbligazionario.

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IMPORTANTE: Le proiezioni e le altre informazioni ottenute col Vanguard Capital Markets Model per quanto riguarda la probabilità dei diversi risultati degli investimenti sono di natura ipotetica non rispecchiano risultati di investimenti reali e non sono garanzia di rendimenti futuri. I risultati del VCMM variano ogni volta che lo si utilizza e nel tempo. Le proiezioni ottenute col VCMM sono basate su un’analisi statistica di dati storici. I rendimenti futuri possono avere un andamento diverso dai modelli storici catturati nel VCMM. È importante notare che il VCMM potrebbe sottostimare gli scenari negativi non osservati nei periodi storici nei quali è basato il modello di stima.

Il Vanguard Capital Markets Model® è uno strumento di simulazione finanziaria proprietario, sviluppato e gestito da esperti di ricerca e consulenti qualificati di Vanguard. Il modello prevede le distribuzioni dei rendimenti futuri di una vasta gamma di classi di attivi. Tra le classi di attivi figurano i mercati azionari statunitensi e internazionali, buoni del tesoro statunitensi e mercati dei titoli societari obbligazionari con diverse scadenze, mercati obbligazionari internazionali, mercati monetari statunitensi, materie prime e alcune strategie d’investimento alternative. Il fondamento teorico ed empirico del Vanguard Capital Markets Model è che i rendimenti delle diverse classi di attivi rispecchiano la contropartita richiesta dagli investitori per assumersi diversi tipi di rischio sistematico (beta). Al centro del modello vi sono le stime del rapporto statistico dinamico tra fattori di rischio e rendimenti degli attivi, ottenute da analisi statistiche basate sui dati finanziari ed economici mensili disponibili a partire dagli inizi degli anni Sessanta del secolo scorso. Tramite un sistema di equazioni stimate, il modello applica un metodo di simulazione Monte Carlo per proiettare i rapporti stimati tra i fattori di rischio e le classi di attivi, come pure l’incertezza e la casualità nel tempo. Il modello produce un’ampia serie di risultati simulati per ogni classe di attivi su diversi orizzonti temporali. Le previsioni si ottengono attraverso misure di tendenza centrale in tali simulazioni. I risultati ottenuti con lo strumento variano ogni volta che lo si utilizza e nel tempo.

Il valore primario del VCMM sta nella sua applicazione all’analisi dei potenziali portafogli dei clienti. Le previsioni per le classi di attivo del VCMM, comprese le distribuzioni della volatilità, delle correlazioni e dei rendimenti attesi, sono cruciali per la valutazione dei potenziali rischi di ribasso, dei diversi trade-off tra rischio e rendimento e dei benefici di diversificazione delle varie asset class. Sebbene le tendenze centrali siano elaborate in qualsiasi distribuzione dei rendimenti, Vanguard si focalizza sull’intero range di risultati potenziali per gli attivi considerati, come i dati presentati in questo documento, il che rappresenta la modalità più efficace per utilizzare le elaborazioni del VCMM.

Il VCMM mira a rappresentare l’incertezza nella previsione generando un’ampia gamma di potenziali risultati. È importante riconoscere che il VCMM non impone “normalità” alle distribuzioni dei rendimenti ma piuttosto è influenzato dalle cosiddette code spesse e dall’asimmetria nella distribuzione empirica dei rendimenti delle classi di attivo modellizzate. All’interno del range di risultati, le singole esperienze possono essere molto diverse, il che evidenzia la natura varia dei potenziali percorsi futuri. In effetti, questo è uno dei principali motivi per cui approcciamo le prospettive di rendimento degli attivi nella cornice della distribuzione.

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