Dopo un periodo di relativa calma sui mercati, le dinamiche degli ultimi anni hanno sollevato interrogativi sul ruolo convenzionale delle asset class e sulla validità dei modelli tradizionali di asset allocation come i portafogli 60/40 (60% di azionario e 40% di obbligazionario). Il monetario ha infatti realizzato rendimenti record, azionario e obbligazionario si sono mossi contemporaneamente al ribasso nel 2022 e l’azionario americano continua a registrare performance superiori a quelle di altri mercati.
La velocità con cui lo scenario è mutato, con le banche centrali che hanno rialzato i tassi in modo aggressivo per aggredire l’inflazione, è un potente promemoria delle ragioni per cui è saggio resistere alla tentazione di inseguire la performance e dei motivi per cui la diversificazione di portafoglio oggi si conferma più importante che mai.
Azionario
L’azionario americano ha fornito un cospicuo contribuito alla performance dei mercati globali dalla crisi finanziaria del 2008–2009. In un contesto di tassi bassi, valutazioni azionarie in aumento e utili societari elevati negli Stati Uniti, il rendimento del mercato azionario a stelle e strisce è stato quasi doppio rispetto a quello globale (Stati Uniti esclusi) nell’ultimo decennio.
L’azionario americano continua a registrare una performance robusta ma i fattori che ne hanno alimentato i risultati superiori rispetto agli altri mercati nell’ultimo decennio hanno probabilmente gettato i semi per una performance più sottotono nel prossimo decennio. A fronte di valutazioni elevate e del rallentamento della crescita degli utili, sulla base delle elaborazioni del Vanguard Capital Markets Model (VCMM) dello scorso dicembre prevediamo rendimenti annualizzati dell’1,8%–3,8%1 per l’azionario americano nei prossimi dieci anni, per gli investitori in euro. Alla luce delle valutazioni costose e della minor crescita attesa, si consiglia cautela agli investitori rispetto all’azionario statunitense. Prevediamo infatti nello stesso orizzonte temporale rendimenti medi superiori, pari al 4,8%–6,8%2 annualizzato, per l’azionario globale (Stati Uniti esclusi) alla luce delle molteplici opportunità di crescita con minore volatilità, delle valutazioni più convenienti e del più alto potenziale di crescita sui mercati al di fuori degli Stati Uniti.
Obbligazionario
Storicamente l’obbligazionario ha svolto un ruolo di stabilità per il portafoglio in quanto di norma presenta minore rischio di volatilità rispetto all’azionario. Nell’ultimo decennio, gli investitori hanno prediletto strumenti di liquidità e monetari all’obbligazionario. Monetario e obbligazionario hanno tuttavia finalità separate e distinte. Sul lungo termine, i fondi che investono in obbligazionario di alta qualità hanno avuto la tendenza a offrire una migliore diversificazione rispetto alla volatilità dell’azionario e un più alto potenziale di rendimento rispetto al monetario. Benché sostituire l’obbligazionario con il monetario possa funzionare sul breve periodo, gli investitori nelle loro valutazioni non dovrebbero limitarsi al solo rendimento se desiderano avere un portafoglio che registri validi risultati nelle diverse fasi di mercato.
L’attuale contesto economico rafforza il potenziale dell’obbligazionario come asset class che può offrire crescita nel tempo e incremento dei rendimenti sul medio-lungo termine. Negli ultimi due anni, in conseguenza degli aumenti dei tassi di interesse, i mercati obbligazionari globali hanno registrato un significativo riprezzamento e presentano valutazioni prossime al valore equo. Prevediamo sia per l’obbligazionario aggregato dell’Area Euro3 che per l’obbligazionario globale, esclusa l’Eurozona, (con copertura in euro)4 un rendimento nominale annualizzato dell’1,9%–2,9% nel prossimo decennio. Sebbene ci aspettiamo rendimenti analoghi per l’obbligazionario dell’Area Euro e per quello globale, resta importante diversificare in quanto quest’ultimo può mitigare la volatilità complessiva e migliorare i risultati di portafoglio attraverso correlazioni più basse.
Monetario
Gli investitori dovrebbero considerare il monetario come uno strumento di gestione della liquidità, per soddisfare esigenze giornaliere o d’emergenza, o essere un’allocazione per quegli investitori con propensione al rischio molto bassa. Il monetario non va tuttavia visto come un sostituto dell’azionario o dell’obbligazionario in nessun contesto di mercato, compreso quello attuale di tassi elevati in cui si è riusciti a ottenere rendimenti reali sul monetario.
In apparenza spostare il portafoglio sul monetario potrebbe sembrare una buona idea in questo contesto: non c’è rischio e si ottengono per il momento risultati analoghi all’obbligazionario. Il monetario tuttavia ha una capacità limitata di tenere il passo con l’inflazione e investire in esso significa rinunciare al premio al rischio. Gli investitori devono anche considerare la costanza del rendimento, che è legato alla politica monetaria. Se le banche centrali abbassano i tassi, il rendimento del monetario scende e si perde l’opportunità di ottenere quel reddito che sarebbe stato conseguito se l’allocazione obbligazionaria target fosse stata mantenuta.
L’attuale contesto economico e di mercato ben si presta a tentare l’investitore a rinunciare alla propria strategia per ricorrere i rendimenti. Tuttavia, per le varie asset class e al loro interno, è impossibile prevedere tutto, ad esempio come gli eventi geopolitici o il boom di produttività alimentato dall’intelligenza artificiale potrebbero incidere sui rendimenti. L’essere in testa nella performance non è una posizione garantita e inseguire i rendimenti può esporre gli investitori a inutili rischi e volatilità. I nostri studi dimostrano che un mix bilanciato di attivi diversificati, unitamente a un approccio disciplinato e attento ai costi negli investimenti, può contribuire a migliorare le probabilità di successo degli investitori in termini di conseguimento dei loro obiettivi di investimento a lungo termine, posto che mantengano la rotta.