A meno di due mesi da inizio anno, sembra delinearsi una diffusione dello slancio rialzista delle materie prime dal comparto dei metalli preziosi al settore energetico e ai metalli industriali. È ancora presto per sbilanciarsi ma considerando che le commodity sono note per i loro supercicli, vale a dire cicli molto lunghi che durano oltre un decennio, alimentati da trend di lungo periodo, analizziamo quali potrebbero essere i motivi alla base di questa diffusione. La curva dei futures sul petrolio offre alcune indicazioni.
Il grafico successivo mostra i differenziali tra due coppie di contratti futures negli ultimi vent’anni. Una delle linee del grafico rappresenta il differenziale di prezzo, o spread, tra il contratto futures sul Brent del mese corrente, e dunque con scadenza ravvicinata, a breve, e il contratto con scadenza a un anno. Quando lo spread è positivo, vale a dire quando i prezzi a breve sono superiori a quelli più distanti nel tempo, tipicamente segnala un eccesso di domanda o un’equivalente carenza d’offerta a breve. Una seconda linea nel grafico rappresenta invece il differenziale di prezzo fra contratti con scadenza più avanti nel tempo, il contratto a un anno e il contratto a tre anni, e riflette gli sbilanciamenti fra domanda e offerta a più lungo termine.
Divergenza per le aspettative di domanda e offerta a breve e sul più lungo termine

Nota: i dati riflettono le medie mobili a 30 giorni degli spread per i futures sul Brent.
Fonte: elaborazioni di Vanguard sulla base di dati Bloomberg, al 9 febbraio 2026.
Per gran parte degli ultimi due decenni, questi spread a breve e a più lungo termine si sono mossi assieme, riflettendo una sostanziale omogeneità delle aspettative di mercato sui diversi orizzonti temporali. Un’eccezione di spicco si è registrata nel 2006–07, verso la fine dell’ultimo superciclo delle materie prime, quando aspettative di una robusta domanda nel tempo, in larga misura alimentata dalla Cina, hanno sostenuto i prezzi a più lungo termine anche se i fondamentali a breve termine non indicavano tensioni sull’offerta.
Un’altra eccezione degna di nota, l’inverso di quanto accaduto nel 2006–07, contraddistingue l’attuale situazione rialzista. Gli spread a breve riflettono tensioni sull’offerta che spingono al rialzo i prezzi su scadenze vicine mentre quelli a più lungo termine non denotano preoccupazioni su questo fronte sull’orizzonte a un anno.
Cosa alimenta dunque la tensione rialzista che si riscontra sul breve periodo? In parte potrebbe derivare dal desiderio di accumulare scorte, di coprirsi rispetto a potenziali interruzioni dei flussi di greggio in un contesto di aumentati rischi geopolitici. A un livello più profondo, potrebbe avere a che vedere con l’evoluzione della globalizzazione verso una maggiore frammentazione globale.
Le iniziative dei vari Paesi per la sicurezza delle risorse, il reimpatrio delle filiere e la riduzione delle dipendenze strategiche possono ridefinire i mercati delle materie prime. L’accentuata competizione che ne deriva suggerisce la possibilità che i prezzi delle commodity inglobino premi al rischio più alti che verosimilmente spingono al rialzo i prezzi sul breve periodo anche se le aspettative sull’offerta a più lungo termine restano comparativamente ben ancorate.
Queste condizioni meritano di essere tenute d’occhio per valutarne la durevolezza. Se si confermeranno negli anni a venire, le commodity, soprattutto i minerali critici, l’oro e le materie prime energetiche, potrebbero imporsi sui mercati con premi al rischio più persistenti che nei decenni precedenti.
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